LA MIETITURA DEI QUADRIFOGLI
Dentro un bicchiere di plastica marrone, dall'interno bianco, dondola mollemente un quadrifoglio reciso che si sta rapidamente rattrappendo come un ragno avvelenato. Le Signore dei Ferri, tra un'imprecazione balcana e un'altra islamica, mi dicono che di primavera si trovano tantissimi quadrifogli. "Quello qui fuori è un campo fortunato, anche se può sembrare strano" e scoppiano a ridere facendo vibrare labbra dipinte e scintillare impianti d'oro. Mentre lavorano, meduse di vapore fuggono veloci dai loro ferri da stiro per turbinare sui soffitti bassi. Le Fanciulle dei Veli, dagli incarnati di caramello, gli occhi bui e le dita dipinte, trasportano grandi matasse di vesti. Scartano e incartano senza un sospiro, nemmeno un pensiero. Api operaie dagli occhi muti. Si tengono alla larga dalla cerchia interna di Fortebuio, dentro la quale c'è il mio studio e ci sono io.
La Principessa tiene in grembo il piccolo 'modello-3-ann' di un manichino bambino, senza sesso, braccia o gambe. Sembra un tacchino ripieno comprato dal macellaio, Ha una testolina fatta di magia simile a quella di un gatto, eppure dotata di attributi dolorosamente umani. Lei lo allatta da un piccolo accenno di seno dall'aspetto acerbo. Il piccolo gatto-bambino ridacchia durante la poppata rigando la pelle bianca della Principessa con le sue zanne sottili, quasi trasparenti. Il mio Mastino lo guarda con distaccata attenzione. Come se la sua curiosità fosse inappropriata, eppure necessaria, inevitabile. Nel frattempo io e lei parliamo come vecchi amici. In particolare lei conclude un aneddoto e mi canzona con un sospiro argentino. Qualsiasi luce nei suoi toni o nelle sue espressioni ha la mortale lucentezza di uno spillo acuminato. "è davvero divertente..." si lascia sfuggire.
"In questo studio prima di te ci lavorava un giovane umano che è stato portato via dalle guardie in pieno giorno. Propinava merci di malaffare se non sbaglio. Scorciatoie al sogno..." "Spacciava Marijuana, me l'hanno detto appena sono entrato." Butto lì, mentre appunto a una damigella della Principessa una sciapa camicetta Armani. Le cade addosso così floscia da rendere necessario un lungo lavoro di tortura e punture. Desdemona, questo è il nome della povera fanciulla sotto le mie dita, sospira di piacere ad ogni mio tocco. "Dici caro? Gli uomini trovano sempre nuovi nomi per le solite erbe di sempre." Le sorrisi. "Ma non distrarmi con le tue precisazioni. Quel tipo non è importante ai fini della storia. Mi soffermerei invece su quello che veniva prima di lui. Ti assomigliava molto..." Attende una mia reazione che non si fa attendere. Sorpreso mi giro "Mortalmente parlando?" "Naturale caro. Mortalmente parlando. Ebbene aveva una passione bruciante: piegava la carta dandole la forma di ciò che desiderava. Sembra cosa di poco conto spiegata così con le parole ma la si poteva intendere anche come una forma d'arte se la si vedeva in atto..." Trafiggo profondamente Desdemona su quella che per una donna doveva essere la colonna vertebrale. "Gli Origami, dite, Vostra Maestà?" Deacardia mi gela la nuca con uno sguardo. "Tieni a freno quella lingua sapputella pestiferio d'un demonio di carne e fammi finire la mia maledetta storia!" Scatto una foto e sfilo la camicetta dal busto sodo di Desdemona che si inarca come se stessi per fare l'amore con lei. Le pupille scomparse sotto le palpebre. "Chiedo scusa, Vostra Maestà, mi rendete impaziente... vi prego e supplico, continuate." Lei comincia a tamburellare sulla schiena del suo manichino bambino.
"Così sia. Ebbene il Piegatore di Carta creava le creature che desiderava evocare dall'intricata selva dei suoi pensieri. Poi le scomponeva, le riassumeva in parti e ne ricavava le mille pieghe a ritroso che lo riconducevano al foglio bianco che aveva di fronte. In quel momento l'opera era solo meccanica e lui era molto veloce. I Sogni impregnavano i suoi gesti... non ci manifestanno mai a lui, sai? Ma con il crescere della sua febbre di creazione ordinai a qualche medusa di vapore di seguirlo a casa, ben nascoste trai suoi capelli bruni intrisi di visioni. Ne ricavai un racconto interessante." Il piccolo gatto-bambino agita i moncherini e gorgoglia deliziato. Lei se lo strappa di dosso come un parassita tenendolo per la testa e lo getta a terra, dimenticandosene. Mentre si avvicina a me, percorrendo un'inesorabile percorso a spirale, la sua voce scende di volume salendo d'intensità. Si tinge del colore che aveva il sole quando da piccoli si veniva trascinati in macchina alle cinque del mattino per partire, il primo giorno di vacanza. Ancora in parte addormentati, il cielo cambiava velocemente mescolando il blu e l'oro bianco dell'alba. Ecco la sfumatura che hanno i suoi sussurri mentre si avvicina al mio collo.
"Sai cosa mi hanno detto? Che a casa sua, sul suo letto, c'era una creazione incompleta. La sua più grande e stupefacente. Nata da un'unico foglio di carta, grande come un tappeto persiano, eppure incredibilmente complicata. Dotata di snodi e articolazioni, particolari così incredibili da far pensare alla magia. Ma non c'entrano le arti, in questo caso, era solo un capolavoro dell'ingegno. Una fanciulla seduta. Perfetta dalle palpebre alle unghie, dai capezzoli alle trecce, dai denti alle caviglie affusolate. Riesci a immaginare un costrutto di carta bianca così perfetto da far impallidire una delle vostre bamboline fatte di umori acquei, escrementi e cavernosità umidicce?" La sua bocca gioca con la mia pelle d'oca. Ricamando immagini sulla pelle sensibile della mia nuca. Non rispondo nulla.
"La parte che trovo più divertente è quello che venne dopo. Un bel giorno lui non tornò più al lavoro. Io, sebbene il mio potere sia vasto, non potevo mandare spie al di fuori del mio regno senza rischiare che venissero trucidate dalla banalità del mondo. Così usai un piccolo incanto su un'altra tua... collega? è così che si dice? Non importa. Le impartii un'ordine, doveva scoprire cos'era successo e poi riferirmelo. Tornò da me dopo qualche giorno e mi disse che l'uomo era scomparso, ma che in compenso era stata trovata nel suo appartamento una fanciulla umana senza vita... e senza lingua. Non è ironico? sangue dappertutto e nessuna traccia di quel semplice pezzo di carne..." Sospiro rassegnato. "Fatemi indovinare..." "Sì, mio Caro, era l'unico pezzo che il Piegatore di Carta non era riuscito a creare per la sua compagnia. Ora nessuno sa di loro. Del Creatore e della Creatura. Del Cacciatore di visioni e della sua Biancaneve Insanguinata. L'unica cosa che rimane di lui è un residuo, una eco."
Mi abbraccia da dietro come se mi amasse davvero e quasi il mio cuore si ferma. "Qua e là, qui a Fortebuio, puoi vedere ancora saltellare una ranocchietta, volare un uccellino, dischiudersi un fiore. Tutti di carta. Come i quadrifogli che vi ostinate a scovare nell'aiola qui fuori. Nessuno riesce più a distinguere le sue creazioni della realtà. Ne' i poveri uomini, ne' i miei meravigliosi sudditi... e nemmeno tu, mio Ragazzo-che-un-tempo-fu-Principe... ASCOLTA IL MIO CONSIGLIO... godi di questa ignoranza finchè puoi perchè presto, molto presto, la tua Crisalide si romperà e allora scoprirai fin troppe cose. Più di quante la tua esperienza ti abbia permesso d'immaginare".
I sessanta e più flash di Fortebuio scattano all'unisono e la Principessa scompare lasciando la sua storia dietro di sé.
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postato da melanotelia alle ore 21:26
sabato, 16 maggio 2009
OLD ICICLES
Mentre metto ordine agli episodi che compongono una delle mie serie televisive preferite, la mia vita, mi trovo la bocca piena. Tante sono le parole che vogliono uscirne che trovo ben più saggio, sebbene non salutare, alzare il volume della musica ed espirare lentamente col naso.
"Sotto l’arco del tempo lapidi macchiate
Antichi goblin, e signori della guerra
Escono dalla terra, senza far rumore
L’odore della morte è tutto intorno
E le notti vengono e il vento freddo soffia
A nessuno importa e nessuno sa
Non voglio essere seppellito in un cimitero per animali
Non voglio vivere la mia vita una seconda volta
Seguirò Victor in un posto sacro
Non c’è sogno da cui posso scappare
Molari e zanne e scricchiolio di ossa
Spiriti si lamentano tra le tombe
Quando la notte è giunta e la luna è chiara
Qualcuno piange e qualcosa non va
Non voglio essere seppellito in un cimitero per animali
Non voglio vivere la mia vita una seconda volta
Oh no
La luna è piena, l’aria è calma
Tutto d’un tratto sento un brivido
Victor sta sogghignando, carne marcisce
Scheletri ballano, maledico questo giorno
E nella notte quando i lupi urlano
Ascolta bene e potrai sentirmi gridare."
(Pet Sematary, Ramones, 1989)
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postato da melanotelia alle ore 21:25
venerdì, 08 maggio 2009