RISVEGLI ANTROPOMORTI
Mi sveglio e mi accorgo di poter essere morto e tornato più volte. Più forte e più curioso di prima.

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IL SAPERE DEL GUSTO
A MARCO NON PIACE : dover sempre prendere la macchina, il solletico, chi non ha il coraggio di sognare, la polenta, il cellulare, la gente snob, la religione dei furfanti, viaggiare in autobus, mangiare troppo, doversi lamentare per forza, il credito esaurito, chi ha la verità in mano, fotocopiare, provare vergogna empaticamente, le convenzioni, leggere le istruzioni, pescare, spostare i mobili, cincischiare, rimanere senza olio d'oliva, rompersi le palle a metà di un concerto, chi dice di non dire le bugie, la politica brutta e ignorante, quando i computer fanno PUF, non potersi lavare (per forza maggiore) i denti, le scarpe nuove, l'asma, aprire profili su community, il caffè che scotta, gli occhiali sfumati, la maleducazione, non sapere da dove cominciare, la carne al sangue, l'odore della gente, i ristoranti cinesi che ti s'infilano nelle maglie, psicosomatizzare, sgamare sempre le bugie.

A MARCO PIACE : La sua Scimmia, leggere, scrivere, i roditori, il te', l'odore della neve, ridere a letto, il blackrussian, tagliare l'aglio, l'inchiostro, asciugarsi col phon, pensare, pensare a tempo di musica, ascoltare storie prima di addormentarsi, l'intreccio, mangiare zucche e sgranocchiare crackers, essere operoso, i chupachups all'anguria, la cera, le donne con le palle, la riflessologia, i calzini a righe, viaggiare da solo, le farfalle, scrivere in grande, il bull terrier, chi pensa e parla bene, andare in erboristeria, i capelli rossi, leggere enciclopedie e dizionari, le galatine, i ragazzi bassi, sporcarsi di vernice, la primavera, tenere i pantaloni della tuta a mezzachiappa, NYC, scarabocchiare sul suo quaderno, il curry, i suoi baffi, essere cortese, i muffin!, leccare i cucchiai di legno, l'odore di lavanderia, il succo di mela, temperare le matite, il vino bianco, le gommose a forma di orsetto, vivere vicino alla ferrovia, sentirsi un principe azzurro.
"MI DIA UN PO' DI...
...Siouxsie, ToriAmos, The Strokes, Olivier Deriviere, Parenthetical Girls, Lacuna Coil, Sister of Mercy, Sneaker Pimps, Elvis, Melissa Auf Der Maur, David Bowie, Depeche Mode, The Raveonettes, Craig Armstrong, Kelly Osbourne, Dead Can Dance, Collide, Franco Battiato, Hooverphonic, Frank Sinatra, Soft Cell, Marilyn Manson, Johnny Mathis, Antony, Rufus Wainwright, Apocalyptica, Bel Canto, Meg, le Colonne sonore della Disney, Tiamat, Goldfrapp, Muse, Franz Ferdinand, Lacrimosa, Scissor Sister, Nightwish, The Killers, DeVotchKa, Fall Out Boy, Evanescence, Pulp, Angels of Venice, Portishead, The Gathering, Danny Elfman, Bush, The Long Blondes, Paul Schwartz... e vediamo... forse c'era qualcos'altro, ma adesso proprio non me lo ricordo..."
DALL'ESTERNO
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Disclaimer
siete liberi di credermi così come siete liberi di credere in voi stessi. In entrambi i casi: è un azzardo.

postato da melanotelia alle ore 21:06
venerdì, 06 novembre 2009

CHE MI SEPPELLITE SOTTO L'OMBRA DI UN BEL FIOR?

Ho sognato che mi prendevano e che mi portavano sulla cima di una torre capovolta dove i capelli salivano verso il soffitto e il vapore del fiato scendeva lungo il mento entrando nel colletto della camicia e poi su, su fino alla cinta allentata dei pantaloni. In quel posto non c'era tanta aria, non abbastanza per cantare o per ridere a crepapelle. Pur non parlando avvertivo chiaramente che se ci avessi provato non avrei ottenuto molto di più d’un sussurro. Scomparipardule, la mia marionetta di pelo si era nascosta nelle mie mutande. Si stiracchiava ogni tanto stritolato dai pantaloni nuovi da vecchio rocker che avevo addosso. Non gli piaceva la mia pelle liscia. Così si rintanava nell'unico posto dove mi spuntano i peli. Al sicuro, come a nascondino. Tanit invece si stringeva così tanto a me da aderire completamente al mio corpo. Quando ho distolto lo sguardo per osservare meglio la città dalla quale sorgeva la torre mi si è infilata sotto la pelle e là è rimasta, come un tatuaggio brillante, mobile e vigile. Il vaso di terracotta che porta sempre con sé è sulla mia coscia, proprio sotto il mio culo. La coda attorcigliata alla gamba e le pinne aperte sul polpaccio e sul piede. Il suo petto candidamente poggiato al mio fianco e alla mia schiena. Le sue braccia sul mio stesso braccio, protese verso la luce della finestra a ogiva. Sono poggiato sul davanzale. Come un turista arrivato in un paese che non conosce. Eppure questa è ancora la mia Felsina, solo ribaltata come una carta da gioco. Doppia, specchiata, così precisa da non poterla distinguere dalla sua altra metà. Eppure so che tutto fluisce diversamente. Il Pastore ha aspettato che mi voltassi un secondo per strisciare sulle ombre alle mie spalle e infilarmisi in bocca. Ho un triplo ulutato in gola, come un groppo che minaccia di uscire da un momento all'altro. Sono spossato dalla stanchezza accumulata eppure mi guardo intorno dall'alto di una torre che non è la mia e vedo che tutti non sono più al loro posto. I personaggi minori delle mie passate storie, quelli ben definiti e quelli malriusciti, quelli fatti di colori e quelli fatti di buchi d'ombra, quasi tutti... non sono più sul palco delle mie cronache. Alcuni di loro in effetti erano solo comparse ma altri chissà... forse potevano mirare a qualcosa di più. Eppure i blog tacciono, i profili languono, le sale delle danze si svuotano e le luci infine si spengono. Ecco che sciamano le tracce di loro. Eppure noi siamo qui. I vecchi regnanti. Le prime ossidabili generazioni di damerini, documentatori, cicisbei e artigiani delle Corti. Polverosissimamente affascinanti. Dopotutto conosciamo, abbiamo visto. Tutto. Ne' giovani ne' vecchi. Che importa dopotutto se dentro un tuo semplice ghigno nascondi un segreto? Ecco cosa ci rende diversi. Al contrario di chi, diciamocelo, si è sputtanato in prima serata anche l'anima.
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