CHE MI SEPPELLITE SOTTO L'OMBRA DI UN BEL FIOR?
Ho sognato che mi prendevano e che mi portavano sulla cima di una torre capovolta dove i capelli salivano verso il soffitto e il vapore del fiato scendeva lungo il mento entrando nel colletto della camicia e poi su, su fino alla cinta allentata dei pantaloni. In quel posto non c'era tanta aria, non abbastanza per cantare o per ridere a crepapelle. Pur non parlando avvertivo chiaramente che se ci avessi provato non avrei ottenuto molto di più d’un sussurro. Scomparipardule, la mia marionetta di pelo si era nascosta nelle mie mutande. Si stiracchiava ogni tanto stritolato dai pantaloni nuovi da vecchio rocker che avevo addosso. Non gli piaceva la mia pelle liscia. Così si rintanava nell'unico posto dove mi spuntano i peli. Al sicuro, come a nascondino. Tanit invece si stringeva così tanto a me da aderire completamente al mio corpo. Quando ho distolto lo sguardo per osservare meglio la città dalla quale sorgeva la torre mi si è infilata sotto la pelle e là è rimasta, come un tatuaggio brillante, mobile e vigile. Il vaso di terracotta che porta sempre con sé è sulla mia coscia, proprio sotto il mio culo. La coda attorcigliata alla gamba e le pinne aperte sul polpaccio e sul piede. Il suo petto candidamente poggiato al mio fianco e alla mia schiena. Le sue braccia sul mio stesso braccio, protese verso la luce della finestra a ogiva. Sono poggiato sul davanzale. Come un turista arrivato in un paese che non conosce. Eppure questa è ancora la mia Felsina, solo ribaltata come una carta da gioco. Doppia, specchiata, così precisa da non poterla distinguere dalla sua altra metà. Eppure so che tutto fluisce diversamente. Il Pastore ha aspettato che mi voltassi un secondo per strisciare sulle ombre alle mie spalle e infilarmisi in bocca. Ho un triplo ulutato in gola, come un groppo che minaccia di uscire da un momento all'altro. Sono spossato dalla stanchezza accumulata eppure mi guardo intorno dall'alto di una torre che non è la mia e vedo che tutti non sono più al loro posto. I personaggi minori delle mie passate storie, quelli ben definiti e quelli malriusciti, quelli fatti di colori e quelli fatti di buchi d'ombra, quasi tutti... non sono più sul palco delle mie cronache. Alcuni di loro in effetti erano solo comparse ma altri chissà... forse potevano mirare a qualcosa di più. Eppure i blog tacciono, i profili languono, le sale delle danze si svuotano e le luci infine si spengono. Ecco che sciamano le tracce di loro. Eppure noi siamo qui. I vecchi regnanti. Le prime ossidabili generazioni di damerini, documentatori, cicisbei e artigiani delle Corti. Polverosissimamente affascinanti. Dopotutto conosciamo, abbiamo visto. Tutto. Ne' giovani ne' vecchi. Che importa dopotutto se dentro un tuo semplice ghigno nascondi un segreto? Ecco cosa ci rende diversi. Al contrario di chi, diciamocelo, si è sputtanato in prima serata anche l'anima.
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